| Leggere... Nottetempo |
| ROMA - 08/10/2003 |
Gli otto scrittori, tra i quali i premi Nobel Saramago e Soyinka, nel marzo 2002 andarono nei territori palestinesi, su invito del poeta Mahmoud Darwish.
"Alle due di notte sono giunti i carri armati, i bulldozer, che in un paio d'ore hanno abbattuto e spianato tutte le case del villaggio. Sotto quelle macerie sono ora seppelliti tutti i loro ricordi, i libri, i quaderni di scuola dei figli. Una donna accanto, forse la moglie, con voce acuta gli fa eco, riprende il racconto", scrive Vincenzo Consolo.
Abbiamo intervistato Ginevra Bompiani, direttore editoriale.
Perché il nome "Nottetempo"?
Pensiamo alla notte come al tempo della lettura migliore: quella dei “livres de chevet”, i libri da comodino. Non sono letture di lavoro, tecniche o professionali, sono letture piacevoli, ma anche essenziali, sul comodino si tengono i libri della propria vita, i libri da rileggere. Però la notte si legge sdraiati: per questo noi facciamo libri che siano comodi da leggere e da tenere in mano. Per di più i nostri libri sono brevi, si leggono in una notte.
A che lettore si rivolge la vostra casa editrice?
A chiunque consideri la lettura un piacere essenziale. Non ci rivolgiamo a un lettore particolare, ma ci ricordiamo delle condizioni della lettura. Pensiamo a chi legge a letto o in treno, pensiamo a chi ha gli occhi affaticati o tiene il libro con una mano sola, insomma pensiamo a noi quando leggiamo.
Quali caratteristiche deve avere un autore classico per essere 'riscoperto' Nottetempo?
Abbiamo pubblicato finora pochi classici: sono autori famosi, di cui pubblichiamo opere belle e dimenticate. “Il principe Otto” di Stevenson era considerato un libro minore, invece è uno dei suoi libri più belli: qualcuno ci ha scritto che lo cercava da vent’anni e che la mattina della sua uscita si sarebbe presentato alle otto alla libreria più vicina.. “Senza uscita” di Dickens e Collins, era praticamente inedito, e inedito è anche il piccolo bellissimo Yourcenar. Sono i nostri modelli: mostrano che la scrittura più alta sa essere profonda e leggera.
Pubblicate anche autori esordienti? Che tipo di scrittura vi colpisce?
Pubblichiamo tutto quello che segue una certa linea di gusto, classici o contemporanei, ma indovinare l’esordiente è il compito dell’editore. Cerchiamo una scrittura vera, avvincente e pensante, una scrittura che si misuri con l’immaginazione e con la vita, com’è la grande scrittura.
A quale saggistica vi interessate?
Abbiamo cominciato con una prima collana saggistica, “cronache”, dove sono usciti il libro di Maria Pace Ottieri (“Quando sei nato non puoi più nasconderti”) sulla vita sommersa dei clandestini in Italia, e “Viaggio in Palestina” che racconta il viaggio compiuto nel 2002 da alcuni scrittori di tutto il mondo, ciascuno con la sua voce. Sono libri che raccontano esperienze vissute, parlano di temi brucianti con coraggio e intelligenza, insomma narrano la realtà. La primavera prossima uscirà un’altra collana, “ritratti”, che racconta i personaggi famosi, pittori, filosofi, economisti, scrittori.. Personaggi difficili a volte da avvicinare o da leggere per un pubblico profano. Li rende vicini, familiari, non tanto raccontando la loro vita, quanto la nascita intima dell’opera e del pensiero.
Quanto è 'trasmigrato' di Bompiani (e Einaudi) nella giovane casa editrice?
Il desiderio di puntare alto, di prestare orecchio alle voci sommesse della cultura, senza lasciarsi frastornare dalle culture apparenti, folcloristiche o chiassose. Non corteggiamo la moda, cerchiamo nella foresta.
L' 'oggetto' libro: che caratteristiche estetiche ricercate? Secondo lei, quanto incide l'aspetto estetico, tattile, visivo, nell'acquisto di un libro?
Ognuno giudica un poco da sé: a me piace toccare un libro, sentirne il tessuto, la consistenza. Per questo usiamo buona carta e cuciamo i volumi, ma l’aspetto non basta: curiamo il libro perché sia comodo e piacevole da leggere anche fisicamente, e quindi alla qualità dei materiali uniamo caratteri grandi, ampi margini, copertine leggere. Curiamo l’aspetto fisico del libro con la stessa attenzione ed esigenza che abbiamo per il contenuto.
Secondo recenti statistiche gli italiani leggono molta narrativa. Dovesse disegnare il profilo del lettore italiano, quali pregi e difetti gli attribuirebbe?
Questo è molto difficile, non esiste “il lettore italiano”, come non esiste il “clima italiano”. L’Italia è un paese dai molti climi, e il clima conta molto nella lettura. Dove le notti sono lunghe e buie il libro è di casa. Il lettore soleggiato è più impaziente, legge sdraiato sulla sabbia un libro crocifisso. I nostri libri sono anche per lui.
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Ma noi soffriamo di un male incurabile che si chiama speranza. Speranza di liberazione e d'indipendenza. Speranza di una vita normale in cui noi non saremo né eroi né vittime. Speranza di vedere i nostri figli andare a scuola senza pericoli. Speranza per una donna incinta di dare la vita a un bambino vivo, in un ospedale e non già a un bambino morto di fronte a un posto di blocco militare. Speranza che i nostri poeti vedano la bellezza del colore rosso delle rose invece di quello del sangue. Speranza che questa terra ritrovi il suo nome originale: terra d'amore e di pace. Grazie di portare con noi il peso di questa speranza. (Mahmoud Darwish, p.11-12)
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