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| Son la mammina di tre gattini... |
| ROMA - 22/03/2006 |
«La Storia non è una storia ma sono tante storie che fanno una storia». A questo concetto sembra essersi ispirato Elio Matarazzo nello scrivere Son la mammina di tre gattini..., un libro che si propone di ridare voce ai protagonisti ed ai testimoni del movimento di resistenza in Val D'Orcia nel 1943 e nel 1944. Certo l'idea di raccontare la Storia, con la S maiuscola, attraverso i racconti e le testimonianze di chi ha vissuto di persona i giorni dell’occupazione e della guerra di liberazione, non è una novità assoluta ma, a più di sessanta anni di distanza dai fatti, è un modo intelligente per «non dimenticare» senza rischiare di cadere nella retorica.
Non a caso il titolo del libro la mammina di tre gattini... prende spunto dall’inizio di una filastrocca raccontata da una tata per tranquillizzare i bambini accolti alla FOCE, la grande casa nella tenuta di Iris e Antonio Origo, che si adoperavano «per ospitare i bambini, costruire delle scuole, rifocillare i partigiani, nasconderli, aiutare i prigionieri di guerra stranieri che erano riusciti a fuggire e permettere loro di continuare a combattere.»
Nelle pagine di Elio Matarazzo si ricompongono molte piccole storie che ci consentono di capire meglio le caratteristiche tragiche e quotidiane della guerra di liberazione dal nazifascismo. Una guerra che ha assunto anche le tragiche sembianze di guerra civile, mischiando crudelmente il sangue dei vincitori con quello dei vinti, come purtroppo avviene sempre in questi casi.
Martino Seniga
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