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Sono stata molto delusa dai mirtilli
ROMA - 12/11/2006
L'essenza della realtà sono le emozioni, come ci ricorda Alessandra Nicita nel suo libro di esordio. Una scommessa convincente, che riesce a farci vedere il disincanto e l'incanto della semplicità dell'essere. Dove tutto si mostra e si cela, come in un gioco a nascondino alla ricerca dei sentimenti più profondi.

Attraverso la trasfigurazione degli oggetti, la sacralità del cibo, la compostezza delle forze della natura, le parole emergono come «lame taglienti», brandelli di realtà che colpiscono e fanno vibrare, quasi a interrompre quella ricerca di armonia che pur trasuda da ogni verso.

Nell'alternanza tra incubo e ritorno alla realtà le rime si dipanano lievi, con accelerazioni e rallentamenti come quelli in presenza della figura materna:
«La madre di quei giorni e di questi, due madri ho avuto, due amori».

O quelli dettati dal confronto con la natura:
«Felice di essere ancora seduta tra i rami
se mi trovi
sarò la tua ricompensa,
per ora fai senza».

Alessandra Nicita gioca con le rime che infila qua e là come a mitigare la durezza di certe immagini. E cerca il 'divertissement' come in Proverbiale:
«Ho perso il pelo ma non il vizio,
perciò ogni tanto mi sento come un lupo.
E se non arrivo all’uva è solo perché
non ho voglia di prendere una scala.
Qualche tempo fa ho visto una rondine,
e ho capito che non era primavera».

E si diverte a spaziare da tratti naif - «Sono gli spiccioli rimasti nelle tasche che serviranno per comprare il pane» - a tinte noir, a luci psichedeliche, atmosfere d'altre epoche che sconfinano in un futuro cupo - «palazzi in fiamme e aerei che cadono» - mitigato solo dalla speranza dell'amore.

Infine l'amore, «scheggia impazzita», «labile fretta omicida», «parola che ferisce, si placa e consola, sabbia tra le dita». L'amore immaginato, costruito, ora violento, ora placato come ne L'amore in bocca, dove in un'alternanza di ruoli lui e lei si incontrano, poi si distruggono, e ancora si completano, e se lui delude («tu sei il mirtillo») poco importa; è sempre amore che amore genera.

E' un amore estremo come quello cantato nei versi popolari salentini cui deve aver certamente pensato la scrittrice che ne riprende anche la ritmica e la velocità di certe azioni. E il Salento ritorna nella natura, nei suoni, nei colori di questa terra, «nel fruscio degli aghi di pino» «e suona/tamburello suona/in questa notte di brezza mediterranea», nel morso della taranta che ferma il tempo mentre parte la danza, in quella torre «sempre uguale sopra il mare calmo o in tempesta». Uguale nel tempo mentre tutto intorno cambia e forse qualcuno se n'è andato al di là del mare in un altro mondo, lasciando una luce, una stanza, un orologio.

La poesia di Alessandra Nicita è un tritacarne dove tutto viene compresso e sminuzzato per essere meglio compreso dal cuore. Un buon antidoto al dolore, «perla d’avorio di rara bellezza che toglie il fiato». In fondo, sembra dire, a volte basta poco, basta mettersi in attesa, tanto poi «arriverà la pioggia del mattino a portar via i pensieri cattivi sulle ali di una farfalla».

Una nota finale merita la Besa, casa editrice specializzata in ambiti letterari spesso penalizzati dal grande circuito editoriale: il travaglio dei Balcani, il crogiolo multietnico del Mediterraneo, la solarità transnazionale del mondo ispanico dall’Europa alle Americhe, e particolarmente attenta anche a generi 'difficili' come la poesia, la prosa e la saggistica. (mt)



«Sono stata molto delusa dai mirtilli,
non mi sono mai piaciuti
e io di certo non piaccio a loro.
Sono solo dei mirtilli in fondo
ma non è bene che crescano
con quell'orgoglio smisurato
delle fragole».


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