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INTERVISTE
Lorenzo Licalzi
ROMA - 06/08/2006
«Ogni uomo è cacciatore, magari non spara ma la mira la prende lo stesso». Con questa frase si apre il secondo libro che Lorenzo Licalzi dedica al fortunato personaggio Andrea Zanardi. Dopo il successo de Il privilegio di essere un guru, che gli è valso - al personaggio, non allo scrittore! - persino un fan club dedicato, tornano le avventure dell'infermiere tombeur de femmes, in arte 'guru', in un libro-confessione, che a tratti ha le caratteristiche del romanzo di formazione e che svela un passato più che da seduttore, da 'sedotto e abbandonato'. Avevamo lasciato Andrea Zanardi in partenza per il Giappone alla ricerca di sé, forse intimamente spaventato dall'eventualità di diventare un guru a tutti gli effetti. In questo libro, che ben può essere letto prima dell'altro, troviamo il racconto della sua esperienza giapponese e, come in una sorta di prequel il duro cammino percorso, tra 'legnate' e 'delusioni', fino a diventare «il più grande seduttore su piazza». Conosciamo così la «ragazza con l'apparecchio» e il primo bacio, Monica e la «prima cocente delusione», Mistero e Luna interessate più che a lui alla sperimentazione delle droghe e così fino all'incontro catartico e rivelatore con Nina Corallo la bella caposala. In Giappone prendono vita altri personaggi. il Maestro, amante della musica (Volare, Anima mia), Schillaci, un inserviente addetto alle pulizie fan del calciatore, una misteriosa monaca zen. Pieno di situazioni divertenti, il libro ci porta fin dentro l'animo di Zanardi a caccia di brandelli di umanità, di briciole di sentimenti, che non è detto verranno a galla perchè in fondo, «Zanardi è Zanardi» dice l'autore.

Con questo romanzo Licalzi prende fiato dal precedente, Che cosa ti aspetti da me tormentato e bellissimo, e ritorna all'ironia, colpendo ancora nel segno grazie alla leggerezza della scrittura e all'invenzione di situazioni travolgenti. Come la partita a calcio davanti al monastero tra i monaci, rigorosamente debuttanti, e la squadra di serie C locale con in palio un usatissimo set di valigie. Non mancano le grasse risate del primo capitolo delle avventure dell'Uomo Perfetto, nè l'ironia che caratterizza la scrittura di questo autore genovese, anche se in questo romanzo Licalzi cerca più che mai la via dell'umorismo. La critica alla mistica orientale rimaneggiata dall'Occidente e ridotta a un mucchio di luoghi comuni è uno dei leit motiv che ci accompagna, con Zanardi, alla ricerca della sua identità. Le risate lasciano il posto alla riflessione che compie il protagonista e che noi compiamo con lui.

Scrisse Pirandello nel suo Saggio sull'umorismo che se la comicità nasce dalla constatazione dell'inadeguatezza di un comportamento, di un modo di dire, di un gesto, e dunque dall'avvertimento di una situazione diversa dalla realtà, nell'umorismo questo contrasto non è più solo avvertito, ma colto nella pienezza del suo significato. Il passaggio si ha insomma quando si cominciano a scorgere i perché della risata e subentra la riflessione. Andrea Zanardi che abbraccia un albero fa ridere perché compie un'azione che non rientra nel suo modo di essere, ma ridendo comprendiamo l'ingenuità, l'ipocrisia, il secondo fine del suo gesto che è poi sempre il solito: conquistare quante più donne possibile.

Ed è in questo senso che lo scrittore si annienta mettendosi al completo servizio di questo dongiovanni. Ed è sempre per questo che un maschilista, anaffettivo, calcolatore piace così tanto a tutti, uomini che sognano di emularne le gesta o in lui si riconoscono, e donne «quelle più smaliziate e autoironiche che riconoscono in Andrea Zanardi, il perduto Andrea Zanardi, i tanti Andrea Zanardi della loro vita e che in fondo, persa ogni speranza, preferiscono vivere un giorno con un leone che cento anni con una pecora». E perché no, aggiungo, magari anche a quelle che smessi i panni della preda e, a carte ormai scoperte dal nemico, decidano chissà di diventare cacciatrici. (mt)

L'intervista a Lorenzo Licalzi

Lei è uno psicologo. In che modo queste sue conoscenze influiscono e influenzano il modo in cui scrive?
Nessuno dei miei romanzi è troppo alla luce del sole e in tutti c'è un legame con uno 'psicologo'. In Io no, Laura è in cura da uno psicanalista. In Non so Giulia è una psicologa e lavora, come ho lavorato io in passato, nei servizi di salute mentale. Quindi, non in maniera pressante, ma il fatto che io sia uno psicologo emerge. E poi anche per spirito, chi fa questo mestiere ha modo di osservare la gente anche fuori campo. Come una specie di deformazione professionale. Ti innamori delle caratteristiche delle persone, cerchi di capire che cosa pensano. Questo modo di osservare la vita accanto a me inevitabilmente lo trasporto nei miei romanzi.

Una caratteristica comune dei suoi libri è quella di far affezionare i lettori ai personaggi. Andrea Zanardi ha addirittura un fan club tutto suo. E poi Mario Dominici, Francesco Massa e soprattutto Tommaso Perez hanno fortissime personalità che quasi assorbono la storia...
Si, è vero. Credo accada perchè la mia è una scrittura diretta e in prima persona. Con Francesco Massa ( Io no da cui è statto tratto un film) il problema di Simona Izzo che ha curato la sceneggiatura è stato proprio quello di riuscire a far venire fuori il personaggio così come accade leggendo il romanzo. E così per gli altri citati sopra. Il fan club è proprio per Zanardi non sullo scrittore Licalzi. E anche Tommaso Perez è uscito in modo molto forte tanto che volevo far sì che sembrasse che l'avesse lui scritto in prima persona, anche se poi ho ripiegato sul fisioterapista che ritrova i suoi appunti.

I suoi libri raccontano grandi storie d'amore e di ricerca di sé. Andrea Zanardi è perennemente in vacanza dai sentimenti. Quando ha scritto Il privilegio di essere un guru e lo stesso vale per Vorrei che fosse lei voleva forse staccare la spina da personaggi più tormentati?
Decisamente sì. Io ho questo lato umoristico e volevo portarlo all'estremo con il personaggio di Andrea Zanardi. Già negli altri libri ci sono parti divertenti anche se poi scartano verso ilm dramma che penso sia il mio modo di espressione migliore. Non rinuncerei comunque nè all'uno, nè all'altro. Tra le due quella che lascia di più il segno, perchè è così nella vita di tutti i giorni, è l'espressione drammatica, triste, seria. Col 'guru' volevo divertirmi, anche se ammetto di aver pensato a un certo punto di dargli uno spessore. Ma non poteva essere così. Nel momento stesso in cui io scrivo cerco di diventare il protagonista del libro. Zanardi è così e non poteva essere diverso, non poteva essere credibile se fosse stato diverso. Certo, ha qualche momento di spaesamento, ma Zanardi è Zanardi., superficiale, anaffettivo, immaturo, simpatico, ma così. E' anche vero che per il mio ultimo romanzo, ero proprio io che volevo scrivere qualcosa di divertente. Uscivo da Che cosa ti aspetti da me che fra tutti è stato il più pesante, il più duro, il più difficile. tanto è vero che quando l'ho scritto, anche il titolo voleva essere un'indicazione per i lettori come dire «Che cosa vi aspettate da me in futuro?». L'ho scritto anche per spezzare, per non restare legato a un cliché.

Nonostante il boom, in televisione, nei teatri, dei comici, a parte i soliti libri che raccolgono gag e barzellette, non ci sono molti romanzi umoristici in Italia.
Questa è stata una delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere la storia del 'guru'. Mi sono reso conto anche con un certo fastidio che in Italia non esiste una letteratura umoristica. Laddove per letteratura umoristica intendo innanzitutto che ci sia una storia. E che chi legge possa essere interessato dal romanzo anche se magari non ride perchè le corde dell'umorismo sono diverse per tutti. Libri insomma in cui le risate non vengano tanto dalle battute fini a se stesse, quanto dalle situazioni. Ad esempio, Zanardi è l'uomo più materialista del mondo e vederlo interessato al misticismo orientale o mentre abbraccia gli alberi, fa ridere, diverte. Ecco, credo che questa sia la chiave della letteratura umoristica, far ridere più per la storia che per le battute contestualizzate nelle situazioni. Ricordo Fantozzi che per assurdo aveva tutta la dignità un romanzo. Con in più la possibilità di fare cose che che io non posso fare perchè in un libro non risulterebbe credibile. Anche se con Andrea Zanardi porto all'estremo la credibilità del personaggio e anche questo fa parte della letteratura umoristica, da Tre uomini in barca, alla saga dei Malaussene di Pennac in Francia, a Alta Fedeltà di Hornby in Inghilterra.

La capacità camaleontica di Zanardi ricorda un po' il protagonista del film Zelig di Woody Allen. La necessità di essere accettati da tutti o dalle donne, li porta a essere qualcosa di diverso da sè...
I due libri su Andrea Zanardi sono libri divertenti per cui non ci si deve prendere troppo sul serio nel descrivere le tensioni emotive del 'guru'. Ho voluto dare un messaggio: la spontaneità, l'essere se stessi, o l'accettare se stessi per come si è, è la chiave del successo. Zanardi era un fallito, essendo spontaneo prendeva delle grandi bastonate, da ragazzo era diverso dall'uomo scaltro che sarebbe diventato. Ha un incontro catartico con la mitica Nina Corallo che gli spiega come sono fatte le donne, così pensa che diventando come loro desiderano potrà conquistarle. E non sbaglia un colpo. Però alla fine è costretto a mandarle via tutte, una dopo l'altra, e mandando via le donne, manda via se stesso. Ogni volta che raggiunge lo scopo, la storia non ha più senso di esistere. Insomma questa ossessione che Zanardi ha di mandar via la donna, una volta conquistata, simboleggia ed è il mandar via quel personaggio che si era costruito apposta per lei. L'incontro con la monaca zen in Vorrei che fosse lei, sarà in qualche modo e in parte risolutivo. Non svelo altro, ma Zanardi capirà qualcosa in più di se stesso anche se sappiamo già come finisce la storia, o almeno lo sa chi ha letto Il privilegio di essere un guru...

Cinque libri in meno di cinque anni. Dal 2001 Lei non si è mai fermato. A quando il prossimo libro?
E' vero, avevo una forte vena creativa che volevo esprimere, anche perché ho aspettato 38 anni... avevo tante cose da dire e le ho dette tutte insieme. Ho già qualcos'altro in mente, ma non credo che il prossimo libro uscirà prima del 2008. Ci saranno però delle sorprese... questo sì.
Lorenzo Licalzi


Vorrei che fosse lei



«I miei primi passi nelle oscure e spesso inaccessibili foreste della psiche femminile, come del resto quelli di ogni uomo, furono frustranti e dolorosi. (...) Furono anni di appostamenti e di approcci maldestri. Di sguardi obliqui o penetranti. Furono anni di brutte figure, di situazioni imbarazzanti, di metaforiche ma dolorosissime bastonate. Ecco sì furono anni di durissime legnate che però contribuirono a rafforzare lo spirito e ad affinare la tecnica fino a farmi diventare l'uomo che sono, odiato o amato fin che si vuole, ma un uomo che magari per un giorno o una notte soltanto sa come rendere felice una donna (e se stesso)»

Vorrei che fosse lei
Rizzoli 2006
16 euro

Su internet
Andrea Zanardi fan club 
Che cosa ti aspetti da me - Rizzoli