| Watchmen |
| ROMA - 01/03/2004 |
«Chi sorveglia i guardiani?», non è il titolo a effetto dell’ultimo editoriale sull’ennesimo crack finanziario di un’industria agroalimentare coperto da qualche spregiudicato banchiere nell’Italietta della seconda (?) Repubblica, ma il verso di una satira di Giovenale che racchiude la morale di Watchmen, mitico romanzo a fumetti partorito dall’eclettica e osannata penna di Alan Moore.
Con piacere l’abbiamo scovato ancora in libreria a due anni dalla nuova meritoria edizione della Play Press. Dato per acquisito che l’appassionato/a del genere non possa che conoscere a menadito il volume in questione, queste righe si rivolgono a chi non abbia mai frequentato volentieri le sponde del fumetto per invitarlo/a a una lettura che senza dubbio appassionerà e sorprenderà.
New York 12 ottobre 1985, Edward Blake viene trovato morto su un marciapiede qualche decina di piani sotto la finestra della sua camera da letto. Rapina? Vendetta? La polizia com’è d’uopo brancola nel buio; non sanno ancora che dietro il volto di Blake si cela la maschera del Comico, supereroe da anni al servizio del Pentagono.
Proprio così, perché nell’America immaginata da Moore in questo presente alternativo (il fumetto uscì per la prima volta in volume nel 1986) i supereroi sono usciti dai panels dei giornalini per conquistare le strade della città, almeno fino al 1977, quando una legge li ha costretti alla pensione anticipata.
Il Comico, il Gufo Notturno, Rorschach, Ozymandias, Dr Manhattan, Sally Jupiter, sono le maschere che popolano questa storia in bilico tra mistery novel – un serial killer si aggira forse indisturbato per le vie della Grande Mela prendendo di mira questi vecchi ex-supereroi un po’ invecchiati e depressi? - e fantapolitica con il mondo sull’orlo dell’olocausto nucleare, Nixon ancora alla Casa Bianca, e i sovietici che dopo l’Afghanistan invadono anche il Pakistan e l’Europa orientale.
Supereroi sopravvissuti dunque, e mistero e fantapolitica; ma l’eclettismo di Moore non si arresta e nella sua trama ordisce altri fili come la storia di pirati, i frammenti di false-biografie, falsi ritagli di giornali, falsi rapporti di polizia etc, in un vortice meta-narrativo teso fino a un punto di rottura che, miracolo!, non arriva mai.
Certo, rileggendolo a 20 anni di distanza, Watchmen emana con decisione il profumo/afrore degli anni ’80 con le sue paure e le sue paranoie ancora inscritte nel mondo di Yalta, dei due blocchi, della proliferazione nucleare. E’ il 1985, tra 4 anni il muro di Berlino cadrà fragorosamente con tutto quel che segue, ma Moore non annusa nulla e ancora scrive un po’ come faceva Dick negli anni ’50 e tanti autori di fantascienza dopo di lui, incapaci di immaginarsi un altro mondo senza l’Unione Sovietica.
Ma è la potenza e la maestria del sarto Moore a fare oggi di Watchmen un classico moderno del fumetto, anzi il classico moderno del fumetto che proprio grazie all’opera dello scrittore inglese è diventato arte adulta a tutti gli effetti. Il patchwork meta-narrativo è mirabolante nelle giustapposizioni - come è solido negli accostamenti e nei passaggi - e la matita di Dave Gibbons ci ammalia ancora per asciuttezza e per la capacità di interpretare la dinamica della storia.
Maurizio Morganti
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| Alan Moore, Dave Gibbons |
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Nato a Northampton in Inghilterra il 18 novembre del 1953, Alan Moore comincia a lavorare come cartoonist nel 1979. Ben presto però decide di concentrarsi sulla scrittura contribuendo alle serie di Doctor Who e 2000 AD prima di avviare la collaborazione per la rivista Warrior su cui appariranno le serie Marvelmen e V for Vendetta con cui arriva al successo. E’ il 1983 e Moore parte alla conquista dell’America quando la DC lo arruola per rinverdire i fasti di Swamp Thing . Moore dimostra il suo grande talento da un lato reinventando il personaggio dall’altro apponendo il suo marchio di fabbrica con l’inserimento nelle storie di temi scottanti e non molto frequentati sulle pagine dei fumetti mainstream (l’uso delle armi, il razzismo, l’ecologia, le questioni di genere).
Per la DC Moore scriverà anche un Batman e altri soggetti. Ma il picco del periodo americano è senza dubbio Watchmen che insieme a Batman: The Dark Knight Returns di Fran Miller rapresenta un punto di svolta epocale nella storia del fumetto. In Italia Watchmen apparirà per la prima volta tra l’88 e il 90 come inserto periodico in Corto Maltese. Alla fine degli anni ’80 Moore rompe con la DC e si dedica a progetti ‘solisti’ di vario genere prima di approdare alla Image Comics per la quale produrrà Supreme, la sua ennesima riscrittura questa volta dedicata a Superman. Successivamente Moore fonda la sua casa editrice di fumetti (America’s Best Comics) che, ironia della sorte, finirà nelle mani della DC. Di questo periodo è un'altra serie di grande successo, The League of Extraordinary Men che ha recentemente avuto una trasposizione cinematografica.
Un’altra opera di Moore ad essere passata sul grande schermo qualche anno fa, per altro con risultati men che mediocri, è stata From Hell, sua personalissima rilettura della vicenda di Jack lo Squartatore. Il 2004 si è aperto con la notizia che Watchmen, il film, è entrato nella fase di produzione.
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| Watchmen |
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Watchmen Play Press 2002
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