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Jean François Revel: L'ossessione antiamericana
ROMA - 23/11/2004
«Il mistero dell’antiamericanismo non è la disinformazione – l’informazione sugli USA è molto facile da procurare – ma la sua volontà di essere disinformati». Trent’anni dopo Né Cristo né Marx, Jean François Revel non ha cambiato idea: l’antiamericanismo dominante in Europa occidentale poggia su basi razionalmente inconsistenti, perché viziato alle fondamenta da eredità ideologiche ancora vive nonostante il crollo del comunismo.

L’ ossessione antiamericana, insomma, è più viva che mai, anche dopo l’11 settembre, e soprattutto in Francia, dove trova consensi ed attenzioni, per motivi storici, sia a destra («la perdita dello status, reale o immaginario, di grande potenza causa l’amarezza più acuta») che a sinistra («l’America identificata con il capitalismo, il capitalismo con il male»). Ecco allora che questo libro, pubblicato in Francia due anni fa e ora tradotto per Lindau, resta un libro «consacrato alla disinformazione sugli Stati Uniti» dettata non da «errori sempre possibili», ma da «un bisogno psicologico profondo, insito nei disinformatori e in quelli che credono loro», che negli ultimi anni hanno puntato il dito sulla relazione fra globalizzazione economica e assetti geopolitica per attaccare l’imperialismo dell’unica superpotenza globale. Una tesi, anche questa, che Revel smonta non senza ironia e cinismo, mettendo in luce con riferimenti precisi soprattutto alla stampa e alla saggistica francese l’irrazionalità che si nasconde nell’attuale antiamericanismo e la sua natura di fondo, profondamente illiberale.

L’ «ossessione antiamericana genera incoerenza – avverte Revel - anche quando gli Stati Uniti sono dalla parte del torto» e diventa alibi di comodo per classi dirigenti europee legate alla difesa dei propri interessi nazionali a scapito di quelli dell’Unione europea e dell’Occidente minacciato dal terrorismo internazionale. Quest’ultimo, «per la sua ampiezza e organizzazione, rappresenta una minaccia inedita e richiede risposte nuove. La cecità volontaria degli europei di fronte a questi radicali mutamenti rende sterile per l’America ogni tentativo di dialogo in merito a queste questioni e la spinge ancora una volta all’unilateralismo. Come si fa a discutere un problema con persone che ne negano l’esistenza?».

Proprio questo interrogativo delinea i limiti dell’ ossessione antiamericana delineata con brillantezza da Revel: perché la stessa domanda, non senza ragioni corroborate da fatti (riconosciuti dagli stessi americani, dagli scenari pre-guerra della CIA agli errori di analisi del dopo Saddam, solo per rimanere all’Iraq) può essere girata all’interlocutore americano rispetto a molti temi fondamentali della nostra epoca, dalla dottrina dell’intervento preventivo all’approvazione del trattato di Kyoto sull’ambiente.

Resta, invece, prezioso e incalzante, l’invito-denuncia del professore di filosofia, il liberale accademico di Francia, rivolto ai lettori europei, e non solo francesi: sgombrare il campo da falsi miti, vecchi e nuovi, e chiedersi se davvero l’antiamericanismo non sia il più facile ed economico alibi per eludere responsabilità e non guardare ai propri errori.

Paolo Cappelli
Jean François Revel
Jean-François Revel, filosofo e giornalista, è stato direttore dell’Express ed è membro dell’Académie Française. In Italia di Revel sono usciti, tra gli altri, Né Cristo né Marx e La conoscenza inutile.


L'ossessione antiamericana



«A causa dell'ossessione antiamericana, il male o l'inconveniente che si vorrebbe abbattere e che si sostiene di combattere, cioè l' 'unilateralismo' attribuito agli Stati Uniti, si aggrava o addirittura viene suscitato. In effetti, a forza di criticare gli americani qualunque cosa facciano e in ogni occasione, anche quando hanno ragione, noialtri europei (non siamo gli unici, pur conducendo il gioco) li spingiamo a ignorare le nostre obiezioni, anche quando sono fondate.» (p. 271)

L'ossessione antiamericana
Lindau
Torino 2004
23 euro

Su internet
Lindau