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Alberto Garlini: Fútbol bailado
ROMA - 29/01/2005
Italia, anni Settanta, Francesco Ferrari è un calciatore fuori dal comune, un talento innato, cosce lunghe, passo felpato, la lentezza dei numeri 10 di una volta, con tutta l’arte del pallone racchiusa nella morbidezza del tocco, la precisione del lancio smarcante, la parabola del tiro a rete. Un po’ Schiaffino, un po’ Platini, un po’ Rui Costa insomma. La carriera e la vita di Francesco sono tuttavia segnate dai trascorsi in miniera e la silicosi ha scritto in anticipo il suo triste epilogo. Ma il calcio di Francesco ha in sé le stimmate di una speranza che trascende la vita terrena. Il suo gioco danzato rompe le regole dell’affare calcio e prende una tangente che lo porta a riempire le piazze, le spiagge, le strade di un’Italia di provincia coinvolta da questa predicazione senza parole fatta di un pallone che rimbalza, di un palleggio, di un calcio che scaturisce e si organizza come per incanto dal caos della vita quotidiana, nel qui ed ora del suo passare.

Romanzo sportivo dunque? Niente affatto. Gli ultimi mesi di vita e la tragica morte di Pier Paolo Pasolini, il terrorismo neofascista nell’Italia delle stragi e della strategia della tensione, il lato barbaro della resistenza comunista al nazifascismo e l’eccidio di Porzus, il calcio scommesse che scoppia alla vigilia dei mondiali di calcio di Spagna 82, ma anche l’invasione Ottomana del XV secolo ed episodi della vita di San Francesco d’Assisi. E’ tale l’ampiezza della materia che Garlini lavora nel suo affresco impastando i colori del romanzo a quelli della storia e della cronaca in un’architettura esplosa, una sorta di cattedrale immaginifica alla Piranesi in cui l’effetto di organicità e di solidità è il risultato finale di una giustapposizione tanto incongrua quanto studiata di frammenti. Il postmoderno rivisitato ancora, con tutto il fascino e tutti i limiti che gli riconosciamo.

Il patchwork di Garlini è infine affascinante e avvincente e se un limite deve essere trovato va cercato in quella tentazione lirica che viene all’autore dalla sua familiarità con il verso e che tuttavia spesso rischia di prendergli la mano. La 'voce dell’Autore' infatti è presenza già molto ingombrante in questo romanzo intriso di una tensione morale (nell’affresco storico come nel ritratto dei personaggi) che troppo spesso, almeno per chi scrive, si traduce in moralismo di lega non eccelsa e trascina la scrittura dalle parti dell’agiografia popolare e della novella a sfondo didascalico. Vengono in mente da questo punto di vista certe fiction televisive dalle sceneggiature che, aggredendo ambiziosamente importanti archi di storia contemporanea, finiscono per precipitare la disponibilità della materia alla molteplicità di senso in un asfittico pluralismo dei punti di vista che è solo mimica di una narrativa aperta ma in realtà inattaccabile e un po’ claustrofobica fortezza di parole e immagini.

Maurizio Morganti
Alberto Garlini
Alberto Garlini nato a Parma nel 1969, vive a Pordenone. Collabora alle pagine culturali del Messaggero Veneto e del Gazzettino. Ha pubblicato Friulani Brava gente (Biblioteca dell'Immagine), Le cose che dico adesso (nuovadimensione), Una timida santità e Fútbol bailado per Sironi Editore. È tra i curatori della manifestazione culturale Pordenonelegge.


Fútbol bailado


Fútbol bailado
Sironi Editore 2004

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