| Lorenzo Licalzi: Che cosa ti aspetti da me? |
| ROMA - 06/06/2005 |
Tommaso Perez è uno scorbutico fisico nucleare giunto alla soglia della sua esistenza. Un ictus lo ha reso infermo: dell'uomo che si addormentava guardando le stelle non resta che un vecchio condannato ad osservare «una crepa sul soffitto» dal letto di una casa di riposo. La paralisi del corpo di Tommaso corrisponde a quella dei sentimenti. Non prova niente, neanche più i dolori - «inesorabili come pugnali al cuore» - che hanno accompagnato la sua vita. Nella sua mente solo un vago ricordo dell'amore, raccontato con distacco e per questo ancora più drammatico. Intorno a lui si muovono altre vite dimenticate dagli altri, depositate in un luogo insolito, l'ospizio, dove «va in scena ogni giorno la parodia delle bassezze umane, che la vecchiaia, come un regista maledetto, esalta fino alla massima potenza».
"Per fortuna che c'è Elena» che cambierà il corso al destino. Bisogna aspettare quasi cento pagine prima di conoscerla ma la sua presenza si avverte sin dai primi capitoli. Elena è l'Amore. Prima sopito, poi negato, finalmente dimenticato, improvvisamente ritrovato. Sarà Elena a dare a Tommaso la formula che aveva inutilmente cercato per anni nelle leggi della fisica, a indicare a Tommaso la strada per «oltrepassare il confine dove il se si confonde con l'altro e il se e l'altro diventano tutt'uno».
Lorenzo Licalzi con questa sua quarta prova conferma la sua capacità di narratore eccezionale, con un occhio al cinema. Sì perchè pare proprio di esserci in quella casa di riposo, di assistere al lento defluire degli ospiti nel salone della colazione, al rito della tombola, agli addobbi natalizi e all'ipocrisia dei parenti in visita. Il dramma in «Che cosa ti aspetti da me?» non è mai esibito, non è mai sottolineato e il lettore non è pronto. Quando Tommaso racconta, lo accompagniamo a teatro sulle note della madama Butterfly, siamo là mentre una palla rotola sull'asfalto, ci affacciamo a quel ponte sul Tevere. Impossibile non cedere alla commozione e lasciarsi trascinare, impossibile leggere il libro in più di una notte. Licalzi ripete i suoi schemi e fa un altro centro. L'ambientazione nella casa di riposo non deve scoraggiare, in fondo, questo libro ci mostra ciò che non vorremmo mai vedere e ci fa ridere quando alterna i toni drammatici alla commedia umana. Nel capitolo 'La poltrona vicino al bagno' assistiamo alla riproduzione dei meccanismi tipici della 'lotta per la sopravvivenza' in un microcosmo dimenticato e decadente. E' il trionfo della vita, pur con tutto il suo bagaglio di bassezze, che sfida l'incedere della morte e strappa una risata. Anche qui non c'è morale, non c'è rimpianto: Tommaso semplicemente osserva e noi con lui.
Come nei suoi libri precedenti, Licalzi gioca con le corrispondenze e l'alternanza delle storie e della voce narrante, ma i tempi comici sono sempre più diradati fino a scomparire del tutto, la battuta cede il posto al cinismo, le emozioni si risolvono subito in commozione. Chi si aspettava di trovare Zanardi (il protagonista de Il privilegio di essere un guru) incontra Tommaso Perez. La capacità di Licalzi di far 'affezionare' ai suoi personaggi in questo caso è più vera che mai. Quando iniziano i 'titoli di coda', già si pensa a un possibile seguito. Che se ci fosse, vorremmo che si aprisse con il racconto di come Elena insegnò a Perez a ballare.
Che cosa ti aspetti da me? (n.d.r si sarebbe dovuto intitolare Il privilegio di essere un vecchio) per la scrittura fluida e veloce, il ritmo, la capacità descrittiva induce il lettore a immaginarsi il set, le luci, i colori, persino il cast di un possibile film. La colonna sonora no, quella la suggerisce lo stesso Licalzi: è De Gregori, che gli regala la frase finale: «Non sono uno scrittore saluto tutti senza inchino e vado via sfumando».
Nel libro anche un prezioso suggerimento di lettura: il nome del protagonista è mutuato direttamente da Lo straniero di Camus, e sempre una frase di Camus accompagna la guarigione di Perez: «Grosse lacrime di stanchezza e di pena gli scendevano sulle guance, ma per via delle rughe, non gli colavano giù; si distendevano, si raccoglievano e formavano una vernice d'acqua su quel viso distrutto». Tommaso piange: il suo cuore si è finalmente svegliato.
Marina Tosto
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| Lorenzo Licalzi |
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Lorenzo Licalzi è nato a Genova e vive a Pieve Ligure.
Ha pubblicato Io no (2001), vincitore del Premio 'Maria Rusconi 2001' come migliore romanzo di esordio e da cui è stato tratto l'omonimo film diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi; Non so (2003) e Il privilegio di essere un guru (2004).
Il libro di esordio di Lorenzo Licalzi, Io no, è già diventato un film. La Medusa ha acquistato i diritti de Il privilegio di essere un guru, straordinario successo il cui protagonista, il dongiovanni Andrea Zanardi, vanta un fan club ufficiale.
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| Che cosa ti aspetti da me? |
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Che cosa ti aspetti da me?
Mi aspetto che tu non mi chieda che cosa mi aspetto da te.
Mesi di frustrazioni accumulate giorno per giorno si sono liberate nel giro di pochi minuti e la gentilezza ipocrita dei loro rapporti formali ha ceduto di schianto sotto la pressione dirompente dell’odio. La diga è crollata. L’acredine a lungo trattenuta ha invaso i loro gesti, la loro voce, i loro occhi. Urlavano garrule e stizzite come uccellacci del mesozoico. Se la sono presa perfino con me che ho avuto il torto di assistere alla scena rimanendo impassibile, o meglio: compiaciuto.
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Che cosa ti aspetti da me? Rizzoli Milano 2005 14,50 euro
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